Ubuntu aiuta Linux?


Quando si sceglie una distribuzione GNU/Linux piuttosto che un’altra altro non si fa che selezionare un insieme differente di pacchetti applilcativi e modi di configurare il sistema. Uno standard unico per le configurazioni sarebbe l’ideale, ma le idee sono diverse, alcune radicate, altre diverse in quanto spinte al distinguersi per dare una propria identità alla distribuzione.

Poi ci sono distribuzioni come Red Hat, Novel SuSE, Gentoo che decidono di investire in tempo e/o denaro nel sistema che mettono insieme, personalizzandolo le applicazioni, ma anche contribuendo all’evoluzione dello stesso, attraverso patch al software, ovvero migliorie, soluzioni a problemi noti e meno noti. Alcune finanziano anche i progetti più importanti come server database, server Web, ambienti Desktop come KDE.

Ubuntu aiuta Linux? È quello che ci illustra il video sottostante in termini di collaborazione, di numero di patch.

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3 pensieri su “Ubuntu aiuta Linux?

  1. Dal mio punto di vista è, come minimo, miope valutare il bene che una distribuzione porta a Linux nel numero di Patch.

    Canonical ha dato a Linux quello che Linux non ha mai avuto: visibilità ed uno standard “de facto”.

    • Standard “de facto”? Non credo proprio. Ubuntu si è caratterizzata sempre per fare le cose a modo suo, incluse le traduzione di KDE che non erano quelle del gruppo ufficiale di cui faccio parte e quando ci segnalavano problemi sulla traduzione noi non ne riscontravamo semplicemente perché avevano fatto di testa loro senza prendere dall’SVN ufficiale. Mi pare proprio che questo sia contro ogni logica. E poi distribuzioni come openSUSE che godono del “contributo” di Novel con le sue patch, si ha un sistema molto più stabile di quello presentato da Ubuntu. È vero che Ubuntu ha dato visibilità a Linux, ma personalmente non lo installerei mai su un mio PC, anche perché quelle rare volte che ci ho provato non si è mai installata, non si avviava nemmeno. openSUSE ha sempre funzionato egregiamente e l’ultima versione è davvero ottima.

  2. Il fatto che Ubuntu abbia fatto le cose a modo suo non cambia quello che ho scritto. Ribadisco che con un ottimo marketing ed una buona capacità comunicativa e commerciale Ubuntu ha creato uno standard “de facto”.

    Questo non vuol dire che Ubuntu sia il sistema migliore, tutt’altro.

    Potenzialmente potrebbe anche essere il peggiore e paradossalmente questo non è decisivo. Credo ci sia, infatti, un livello di qualità superato il quale le differenze sono percepite solo da una limitata quantità di persone e sono quindi sostanzialmente irrilevanti.

    Ubuntu è riuscito ad essere il sistema più diffuso e, conseguentemente, a creare una base abbastanza grande di macchine da permettere investimenti che ci saremmo sognati fino a poco fa (vedi Valve con Steam per Linux).

    Se poi uno appartiene ad una nicchia di utenza molto preparata tecnicamente può legittimamente decidere di montare qualcosa di diverso sul suo pc come si è sempre potuto fare.

    Quello che Ubuntu offre, e a me non paiono cose da poco, sono visibilità, marketing, ed in sostanza Linux per le masse. Sottolineo il fatto che, prima di Ubuntu, NON ci era riuscito nessuno.

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