Joseph: “Io non posso avere un blog”


Cosa vuol dire avere un blog?

… Non lo so. Sono confuso. La parola stessa mi mette in crisi: B-L-O-G.

Qualche giorno fa ho letto da qualche parte su internet (non ricordo dove) che scrivere su un blog è teraupetico. Solo per questa affermazione mi potrei trascinare in una lunga riflessione personale.

Ma cos’è un blog? Un diario personale? Un oggetto di culto? Una perdita di tempo dell’epoca moderna? Un tentativo acido e andato a male di socializzare con il mondo intero e poi di non riuscire a parlare coi propri genitori? Di non avere le proprie idee chiare? Di sentirsi soffocare dai propri limiti che si accettuano senza riuscire a superarli?

Sabato sera, 15 marzo 2008, Joseph ha dichiarato: “Io non posso aprire un blog”. La frase è stata chiara e precisa. Autoesplicativa. Certo oggi tenere un blog è diventata una grossa responsabilità. Considerando che tutto passa attraverso internet diventa un’arma a doppio taglio. Se in genere la gente può essere etichettata, stai sicuro che con un blog questa cosa (prendersi una bella etichetta) è una certezza. Basta dire una frase fuori posto dettata dall’impeto della scrittura ed è finita. Riceverò un’etichetta invisibile. Internet non è più libero. Lo sanno anche le pietre, i muri e i sassi. E con il rischio di essere etichettati comincia anche l’autocensura. Si evitano i luoghi comuni, i giudizi, le emozioni… si evita tutto. Certo perché non è bello farsi mettere addosso un’etichetta da perfetti estranei. Già è una cosa pesante e antipatica quando succede tra amici, figurarsi quando lo fanno gli estranei.

Il mondo è strano. La gente è strana. Io che sono parte della gente sono strano. E se gli altri mettono le etichette, allora lo faccio pure io bollando come incompetente chi scrive cose senza avere una minima coscienza critica per quello che scrive. Mette insieme 4 parole solo per impegnare il tempo. Riportando errori grossolani e imprecisioni a tutto spiano.

Incompetente penso. Le prime persone che etichetto sono quelle che scambiano gli hacker per i cracker, quelli che non sanno la differenza tra Open Source e Software Libero non usando mai quest’ultimo termine ma usando sempre ed esclusivamente il primo OPEN SOURCE, OPEN SOURCE. Qual è la differenza?

IO NON POSSO AVERE UN BLOG, qualcuno grida.

Ma qual è la differenza?

IO NON POSSO AVERE UN BLOG, ripeto.

Sono uno che non merita attenzioni. Eh sì. Quando si attacca una distribuzione Linux per mettere i pensieri uno dietro l’altro dicendo cose non vere in assoluto o ragionando poco o mescolando le parole tra le righe o cercando di lasciare una traccia e confondendo se stessi, gli altri, il mondo… Chi vuoi mai che… Ci sono cose più importanti, dai.

Beh aspetta. Il blog. Se internet è controllato allora devo confondere. Devo evitare che qualcuno si spacci per me. Oggi con il social engineering ci vuole poco a farsi passare per un altro. Leggi il suo blog. Conosci quello che fa. Ne conosci il nome e cognome. Dove abita. Usi un po’ Google… che di privacy ci priva… E il gioco è fatto.

IO NON POSSO AVERE UN BLOG.

Ti rendi conto dela quantità di c… che hai detto?

E allora? C’è il divieto di esprimere la propria opinione? Beh qualcuno voleva che fosse così, poi hanno pensato: «Beh l’opinione facciamogliela esprimere tanto li teniamo tutti sotto controllo grazie al DATA RETENCTION». E Silvio ha osato poco. Facciamo meglio noi. Allunghiamo di un altro anno il periodo di DATA RETENCTION… Perché scusa sennò come facciamo a far credere agli altri che vogliamo difendere l’umanità dai terrorristi? Perché anche loro hanno un blog. E così becchiamo tutti i terroristi.

Ma che cavolo! Ci sono cose più serie di queste. Ma stiamo scherzando o cosa? Stasera ho scoperto che i film possono contene pubblicità all’interno senza problemi, quindi sono finanziati… Sì però le major vogliono controllare tutto il mondo. Perché la gente non può scambiare film su internet… Sono reati gravissimi ma vi rendete conto? Cavolo non vi permettete di scaricare il nuovo film di Rambo perché cavolo è bellissimo e non è legale scaricarlo. Poi si scopre che la gente fa fuori famiglie intere, i rom investono 4 amici tranquilli per strada, qualcuno spaccia droga alla luce del sole sotto le scuole, nelle discoteche. La gente inquina l’aria, il mare, i fiumi e… CAVOLO arrestiamo chi ruba Rambo 30 o Rocky 40000. È un reato molto più grave di fare falsi in bilancio, di inquinare fiumi, acque, aria e di uccidere intere famiglie o di spacciare droga.

Ooo ma davvero avere un blog è terapeutico?

Ma non saprei. Dovrei raccontare che certe volte alcuni film fatti per bene e recitati con intensità mi fanno piangere dall’emozione? E questo mi fa stare bene… Voglio dire raccontarlo. Ma perché dirlo a un perfetto estraneo e che nemmeno conosco e che non so di che nazionalità è e che pensa? Non lo so. Magari si tira fuori quello che non si riesce a dire agli amici.

Ma allora non è tanto terapeutico. Scusa perché parlare con estranei che non conoscerai mai e non farlo con il proprio migliore amico o la propria ragazza?

Beh mi vuoi dire che con un blog si crea ancora più isolamento? Non lo so. Ho lo stomaco chiuso. La testa che se ne va per i fatti suoi e sono convinto che da qualche parte c’è chi sta molto peggio di me e di te che leggi. Sì perché se io sto scrivendo ho internet e se tu stai leggendo hai internet e questo vuol dire che non abbiamo nulla a cui pensare per davvero. Abbiamo la testa priva da pensieri che ci impediscono di dormire la notte non riuscendo a pogiare la testa sul cuscino.

Beh, sarà ma non è così.

IO NON POSSO AVERE UN BLOG. NON POSSO.

Sì? Beh fermiamoci qui.

2 thoughts on “Joseph: “Io non posso avere un blog”

  1. Pingback: Joseph: “Io non posso avere un blog”

  2. NAGGIASANT! sono combattuto e mi macero l’anima da tempo pensando di aprirmi un blog e giungendo dopo estenuanti riflessioni a concludere che io non posso avere un blog … e finisco sul blog di un altro! E sto pure commentando!!!
    Non c’è scampo.
    Cmq il blog è una forma di pornografia, sottogenere esibizionismo. Potrà non essere terapeutica, ma almeno chi la fa, in qualche modo sfoga.

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