Unruhe…


Premetto che questo post non ha nulla di tecnologico. Non parla di Linux, non parla di KDE e non critica nessuno se non il sottoscritto…

Se ti interessa continuare la lettura mi farebbe piacere. Se non ti va, beh, ti aspetto la prossima volta.

Certo è che la vita è strana. Io un blog non potrei averlo perché ci sono momenti che farei a pezzi il mondo intero a parole. E poi mi scopro molto più vulnerabile che mai. Ho letto un romanzo veramente bello. Scritto con il cuore e con l’anima. Scritto da una persona eccezionale. Il romanzo è ancora inedito, ma mi aspetto che tra qualche mese sia pubblicato. Saremo anche in pochi a leggere, ma se ci fossero più romanzi come questo la gente amerebbe di più la lettura e il gusto per la stessa. Il romanzo, dicevo, mi ha colpito come una botta forte e violenta lo stomaco, il cuore. Ho versato lacrime amare seguendo passo passo l’evolversi della vicenda. Sì perché l’ho vista rimbalzare su di me. Non so se tutto ciò perché ce la vicinanza di Pasqua, se è perché sono molto, ma molto inquieto da una settimana, forse due…

Chi mi conosce mi direbbe: «Dov’è la novità? Non sei sempre inquieto?😀 »
Beh pure questo è vero. Ho accumultato così tanti ritardi nella mia vita che mi sento soffocare e morire dentro. Ho una inquietudine così fitta e complessa del futuro prossimo che mi sembra assurdo. Sono sempre più perduto nel non sapere riconoscere cose importanti e semplici. Vedo tutti i giorni gente che vive serenamente, che si impegna, che si sforza, che ci mette del proprio per creare la propria strada. O in un modo o in un altro e lo fa. O lo fa male o lo fa bene, ma lo fa. La gente vive le proprie emozioni, ha una conoscenza completa di se stessa e accetta i propri limiti scherzandoci sopra.

Io invece mi sento proprio… Non lo so come mi sento. È come se mi passassero trecento treni addosso… I ricordi di tanti anni fa. E se mi fermo e dico, ma perché all’epoca non ho vissuto fregandomene? Perché parto in quarta e poi al primo semaforo mi schianto contro me stesso? Maledizione! E ancora lo faccio. In tedesco dovrebbe essere “unruhe”, in inglese “unrest”… Che non è assolutamente legato alla trama della famosa e amata serie TV The X-Files, ma il termine è quello. Unruhe… Inquietudine.

Non so più decidere. Decidere certe volte mi annienta. Mette in moto una serie di ping pong cerebrali disarmanti. Perché dovrei prendere una decisione seria che sia un punto di partenza valido per il futuro e lo devo fare presto. Subito… Eppure le decisioni importanti non si prendono in 5 minuti. Si matura e si decide giorno per giorno finché le scelte accumulate ci portano a bivi con serenità, non senza dolore, ma con speranza. Tagliare corto con il passato e ricreasi un futuro? È bello quando senti dire: “si può sempre scegliere. La vita la comandiamo noi.” Beh, questa cosa è vera solo in parte. Perché se uno sceglie un lavoro al posto di un’altro e fa na cavolata e continua a reprimere se stesso alla fine esplode. Io non vorrei vedere un PC manco più da lontano, almeno nell’ambito lavorativo, eppure mi cerco sempre lavori che implicano l’averci a che fare… Certo, dopo tante esperienze in quel settore chi vuoi ti prenda a fare che ne so… il commesso in un gran centro commerciale, oppure che ne so il cameriere in un ristorante in riva al mare in Grecia? Attività dove devi socializzare. Stare a contatto con la gente, con tanta gente.

Ora la dico grossa, non mi freintendete, ma è una cosa che ho pensato. Almeno ipotizzato. Non che voglio succeda davvero. Assolutamente no. Le cose di possono fare diversamente e la vita si può cambiare molto più semplicemente. Avete presente Lost? Se non ce l’avete presente credo che almeno ne abbiate sentito parlare. Si tratta di una serie televisiva abbastanza famosa in tutto il pianeta. Certo a me ha fatto effetto. Storie forti, quasi impensabili… Comunque questi passeggeri del volo Oceanic Aerlines 815 di punto in bianco precipitano mentre sono in rotta verso casa. Si salvano in 48 e da lì cominciano a riscoprirsi, a rivalutare la loro vita, quello che hanno fatto e quello che non hanno fatto e questo li spinge a migliorare ed essere anche altruisti, a reagire, a combattere contro le loro paure e a vincerle. L’isola che ti spinge a confrontarti con te stesso e con degli estranei, che impari a conoscere e con cui si creano nuove relazioni, è un ottimo modo per guarire dallo stress quotidiano, le difficoltà artificiali che attanagliano tutti. In un certo senso avrei voluto conoscere anche io una Kate o una Juliet in quel modo. Non solo, ma anche essere più libero. L’isola ti da quello che ti serve per continuare a vivere. E poi ci sono tante persone che devi conoscere. Forse a lungo termine non funziona, nel senso che a un certo punto vuoi davvero tornare a casa. Ma io scommetto che chiunque lontano dai casini quotidiani vorrebbe davvero trovarsi lì per una settimana… Io almeno un paio di mesi… Certo un disastro aereo non lo auguro a nessuno. Per scoprire se stessi non è indispensabile. Anche perché non so se mi spiego… Io morirei di infarto prima che l’aereo si schianti per davvero al suolo… Però cavolo metti che ti capita. Sopravvivi perché Dio ha detto: “guarda non è previsto che tu oggi venga da me. Servi ancora laggiù e per un bel po’”. Non puoi restare sempre lo stesso. Qualcosa deve cambiare per forza. Cambierei pure io che sono così costante e in eterno conflitto.

Mi sono arenato parlando di Lost… E forse anche ricordando che questo non è il mio diario personale, ma un blog e in teoria potenzialmente letto da milioni di persone… Spero di aver dato un pezzo di me stesso e spero di trovare la strada per il futuro quanto prima. Gli anni passano, il tempo vola e non voglio vivere di occasioni buttate a mare e di scelte non prese, ma in questo periodo in particolare mi sento molto vulnerabile. In balia del vento. E nonostante tutto fermo in attesa. Tormentato dal lasciare la città natale e di accettare dei lavori non in condizioni umani, almeno non con la tranquillità interiore che cerco. Devi stare sempre sul chi va la. Dare prova costante che vali. Sempre con il fiato sul collo. Il cervello va in tilt. Va in corto circuito. E resta in stallo per malfunzionamento.

Unruehe…

6 thoughts on “Unruhe…

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  2. Non posso immaginare che cosa vivi in questo momento. Posso tuttavia sentire la mia inquietudine e attraverso la mia esperienza posso immaginare che cosa provi.
    Rivalutare noi stessi in continuazione è un processo di autocoscienza. Continuare ad osservarsi senza trarre conclusioni è l’unico processo di ricerca e autocoscienza che ha senso.
    Chi arriva alla conclusione smette di esplorare e l’universo dell’essere umano è mutevole come il tempo e profondo come un’abisso. Da qui…ogni conclusione è inutile come cercare di racchiudere il cielo in un bichiere.
    L’inquietudine come molte altre emozioni è una cosa poco piacevole. Ma se ci pensi bene è proprio nell’inquietudine che puoi conoscere lati di te stesso che nella soddisfazione perenne non osserversti mai. Viceversa nella felicità puoi conoscere lati di te stesso che nella inquietudine perenne non potresti mai conoscere.
    Dico tutto questo per farti osservare quello che vivi da un’altro punto di vista. Senza sminuire nulla.
    L’inquietudine la si prova anche quando non si riesce a risolvere un problema o una situazione.
    Vorrei condividere con te una cosa che può suonare banale.
    È un concetto espresso da Krishnamurti.
    Lui dice che quando ci troviamo dinanzi ad un problema di solito quello che faciamo è cercare una soluzione. Non ci interessa la comprensione del problema quanto la liberazione da esso. Ma la soluzione del problema risiede nel problema stesso e non al di fuori di esso. Quindi qualsiasi tentativo di trovare la soluzione e liberarsi dal problema è una mera fuga e non porta alla soluzione. Solo l’intimità con il problema, il confronto con esso e l’osservazione incondizionata di esso porta alla comprensione e con la comprensione si arriva alla soluzione.

    Il problema è che il confronto con il problema è qualcosa che siamo abituati ad evitare. La scuola stessa ci insegna a cercare soluzioni e non preme molto sulla comprensione del problema. Sarà anche palese che solo una comprensione intima del problema ci possa dare una soluzione….ma nel nostro vivere frenetico…in un mondo che chiede soluzioni e non riconoscimento ed esplorazione di problemi…questo può sfuggire.

    Caro kslacky….è stati bello vedere questo tuo lato umano. Prima di essere utenti gnu/linux siamo esseri umani. Il confronto tra di noi è lo specchio migliore. È il miglior modo di conoscersi al di la dei nomi che hanno il valore di un puntatore.😉 Ciò che ha valore è quello che ci portiamo dentro ed esso non ha nome. Mi ha fatto piacere scoprire che anche dentro di te si muove lo stesso oceano inquieto. Vuol dire che sei vivo. Vuol dire che quel oceano lo puoi attraversare…

    Un passante…

  3. @passante:
    grazie mille per aver lasciato un commento. Certo l’inquietudine non passa se non la analizzo bene dal di dentro come dici tu e se non cerco di stare più sereno… Il tuo commento mi ha fatto capire che almeno qualcuno che ha letto con attenzione un post non tecnologico c’è. Grazie.

  4. Proprio ieri notte tornando a casa pensavo di nuovo a quanto non siamo unici (che nessun cattolico tiri in ballo dio, io penso da agnostico quindi non fa differenza), oggi capito per caso su un blog mai visto e leggo di quelli che, credimi, sono sentimenti comuni a me a te e molte altre persone. Quelli che tu vedi impegnati, in apparenza determinati etc sono solo noi in un altra fase della vita, avrai avuto anche tu periodi in cui questi ‘vuoti esistenziali’,passami il termine, erano meno presenti e per un po hai seguito una strada con una certo impegno. Il motivo per cui decidere e’ cosi difficile e’ che ci manca un metro. Nessuna cosa ha un valore in se, ma assume valore a seconda di chi la osserva, e qualsiasi giudizio presuppone un metro di misura. Noi non sappiamo ne potremo mai sapere lo scopo della vita e senza questo metro avere un giudizio che valga per tutti e’ impossibile. Comprendere di non poter sapere e’ un gran passo avanti nell’accettare la propria condizione di uomo, per cui della vita puoi solo ‘fare esperienza’ e in questo, per fortuna, non abbiamo ne limiti ne doveri.
    Federico

  5. L’inquietudine non è altro che un campanello d’allarme che ci segnala che nella nostra vita c’è qualcosa che non va. Nel momento stesso in cui ci rendiamo conto di essere infelici è inutile chiuderci a riccio e leccarci le ferite, ma prenderle di petto la situazione e mutarla con tutte le nostre forze. E’ inutile rimurginare sulla tristezza, perchè non sparisce, al contrario ingigantisce e ci ingiotte. Possiamo esserne spaventati, indecisi, riflessivi, ma poi si deve andare avanti. Perchè siamo vivi. Gli stati d’animo sono naturali, fa parte dell’esistenza, ma dopo la consapevolezza e il lutto interiore, bisogna passare all’azione. Dopo il lungo pensare deve esserci assolutamente l’agire, altrimenti siamo zombie. Basta avere timore della vita.
    Preferiresti averci provato e raccoglierne i frutti buoni o cattivi (a seconda del parere, aspettativa, e comunque è sempre un’esperienza) o domandarci chissà come sarebbe stato, aver rimpianto e restare nella tristezza?
    Dovresti rispondere a questo quesito.
    Dopodiciò capire un eventuale soluzione e nel profondo del cuore si conosce.
    Affrontarla!
    Viverla!
    Accettarla!
    Perchè l’inquetudine non è altro che il non agire!

  6. Le decisioni importanti si prendono in 5 minuti. Perchè sono le più istintive, vere che escono dal cuore, le più giuste. Perchè se ci si comincia a rimurginare sopra e troppo si finisce per distorcere la realtà.
    Dopotutto anche se la decisione sarà errata, abbiamo il dono della sopravvvenza e dell’accettazione, si porrà rimedio.
    Infondo è importante che tutti comprendiate che nella vita c’è rimedio a tutto, solo alla malattia mortale, no!
    Allora?
    Allegerisci l’esistenza.
    C’è una frase che ho letto.
    Sai perchè gli angeli volano? Perchè si sanno prendere alla leggera.

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