L’arte di fare politica anche dove non serve


Ancora una volta oggi ho letto il post di una persona che non cito nemmeno per non dargli pubblicità (non merita) che ha letto il mio post sull’ubuntite e gli ha dato un’altra interpretazione, ha fatto un suo articolo di “risposta” e poi al seguito una valanga di commenti a favore. Secondo me nelle scuole italiane i corsi e le lezioni di italiano servono a ben poco considerati i risultati disastrosi di chi non è nennemo capace di leggere e capire cosa uno ha scritto fino in fondo.
È un po’ come fare politica. Si è capaci di far dire giusto il contrario di quello che uno aveva scritto solo per inserire un articolo nuovo nel proprio blog, farsi lasciare un po’ di commenti e visite su un argomento “in” e farsi un po’ sentire in giro. Oppure quello di considerare solo alcuni pezzi anzicché l’integrità dell’articolo alterando quindi la percezione dello stesso nella sua interezza. Quanto sono bravi questi scrittori di blog. Un oscar a tutti.

6 thoughts on “L’arte di fare politica anche dove non serve

  1. Pingback: Fontan Blog » L’arte di fare politica anche dove non serve - Il blog degli studenti.

  2. Pingback: L’arte di fare politica anche dove non serve

  3. Pingback: Appunti Blog IT » L’arte di fare politica anche dove non serve

  4. Ciao Kslacky,
    leggendo questo post ipotizzo che che forse ti riferisci a me, magari mi sbaglio, ma ad ogni modo ti rispondo perché ci tengo.
    Parlare di arte politica mi sembra un tantino eccessivo, perché almeno su queste cose non serve, al massimo si può parlare di “campanilismo” linuxiano, ma è comunque fuori luogo.
    Sempre partendo dall’ipotesi che ti riferisci a me, beh allora ti dico che il tuo post l’ho letto tutto e anche 2 volte prima di essere sicuro di scrivere il mio. aggiungo che come ho specificato il mio “sfogo” si riferiva anche ad altre voci che ogni tanto girano per la rete, di tali maestrini della console 16enni che si auto-celebrano a tutto spiano (ma non è il tuo caso, fortunatamente).
    Se hai compreso a fondo il succo del mio post non puoi non constatare che ho chiaramente detto che pure io sono contrario a questa moda di ubuntu=linux (5°paragrafo) e che ho sottolineato anche nel post di qualche giorno dopo.
    Ho anche messo in evidenza che ognuno è libero di usare la distro che vuole, ma non sopporto quelli che se ne vantano e gettano scredito su ubutonti.
    Ti (Vi) ricordo che utenti esperti/smanettoni (come nel tuo caso suppongo, perché se usi slack di certo non sei l’ultimo arrivato) ce ne sono veramente pochi, diciamo lo 0.3 0.8 % della popolazione informatizzata. Quindi scusateci se noi usiamo ubuntu e che cmq siamo sempre in pochi l’1 o max 2%
    sempre meglio che usare Windows, non credi?
    allora quello che non ti è chiaro, è che tu non puoi paragonare le tue capacità con quelle degli altri, non puoi pretendere che tutti sappiano distinguere la differenza tra un deb ed un rpm (è un esempio), e non puoi pretendere che abbiano voglia e tempo di usare Vim o Nano per configurarsi i file dentro /etc.
    credo che sia già un buon risultato se qualcuno si converte a linux, e credo che l’unico modo sia realizzabile fornendo delle distro semplici e perché no a prova di semi-utonto; non credo che ubu e simili siano diventate dei colabrodi bucabili in 2 minuti, non esageriamo. e poi se ti sei trovato male con Kubuntu non devi generalizzare!
    Ho visto che sei ingegnere informatico quindi già il titolo la dice lunga sulla tua preparazione (per la cronaca lo sarò anch’io a breve) e visto che agli ingegneri purtroppo gli si attribuiscono i soliti luoghi comuni sul fatto che ragionano a compartimenti stagni, bene ti invito ad immedesimarti ad un normale utente di un pc, che non gliene frega niente del kernel e quindi da qui parte il mio articolo.
    Come hai visto i commenti sono stati anche interessanti, non ci sono state prese di posizione estreme, ma piuttosto si è ragionato sui numeri e sul buonsenso.

    saluti,
    Daniele

  5. Allora. Per l’ennesima volta… non so davvero più in quale lingua e con queli parole esprimere il concetto… Il vizio di dare all’utente alle prime armi ubuntu è un’arma a doppio taglio. Perché si pone molta enfasi e ci si aspetta che questa distro faccia miracoli pur di togliere gli utenti dalle mani di Windows… come ho spiegato nel caso di kernel e xorg modificai e non provati come si deve… kernel e xorg sono pezzi importanti e non sempre modificarli rispetto agli originali produce quanto chi fa ubuntu vorrebbe… NON HO MAI PARLATO DI SICUREZZA, ma degli effetti collaterali di modifiche non provate e l’ho fatto nel caso di una distro specifica e per numeri di versione specifici (che non ho mensionato, ma il concetto mi sembrava ovvio). Arma a doppio tagli perché se linux==ubuntu allora se ubuntu fallisce ne consegue che linux no buono, torno a Windows, Mac…

    Ora se all’utente gli dai ubuntu senza spiegare che se GNU/Linux gli piace può “giocare” anche con altre distribuzioni allora non gli stiamo spiegando tutto. Lo imparerà da solo? Credo, spero di sì, ma con tutti gli articoli che leggo in giro nutro i miei dubbi. Costa tanto dire: “caro utente, qua ti do *ubuntu, sappi che esistono anche altre distribuzioni GNU/Linux come Slackware, gentoo, … Tu comincia con questa e poi decidi se tenerla o cambiare”?
    E soprattutto: “GNU/Linux non è solo ubuntu”.
    Punto.
    Poi usate quello che volete, pure Windows o Mac OS X se riuscite a essere più produttivi. Io non incentravo il concetto sulla produzione e la velocità di fare le cose, ma dalla conoscenza del Sistema Operativo GNU/Linux anche se nessuno si compilerà mai e poi mai un kernel da solo. Non mi interessa. L’importate è informare. Dare i concetti. Dire. Non trattarli come coloro che non vogliono conoscere a priori. Punto.
    Il resto è noia.

  6. dici: “Ora se all’utente gli dai ubuntu senza spiegare che se GNU/Linux gli piace può “giocare” anche con altre distribuzioni allora non gli stiamo spiegando tutto.” e “sappi che esistono anche altre distribuzioni GNU/Linux”.

    Concordo che bisogna aumentare questa informazione, ma il problema è capire chi la dovrebbe fare. giusto per farti un esempio, quando io ho iniziato ad “usare” GNU/linux sono partito da openSuse e fedora, nonostante a quei tempi Ubuntu godeva già di ampi consensi, ma nonostante tutto le altre 2 mi hanno “ispirato” di più all’inizio. Quindi anche se poi sono passato a Kubu, all’inizio la mia scelta non è subito ricaduta su quest’ultima, vuol dire che bene o male avevano una certa popolarità su internet, perché se nessuno ne parlava magari non le avrei mai nemmeno provate.

    Trovo difficile che un fan sfegatato di ubu e compania vada a dire “guardate che si sono distro più professionali (slack o gentoo), più belle (fedora e openSuse) o più leggere” ma per lui ci sarà solo ubu, un po’ come i tifosi… basta vedere quali sono i post dominanti su Tuxfeed.it e bongolinux…

    se tu ti proponi per questa informazione corretta, allora è giusto che sia fatta tenendo conto del target a cui si rivolge, se dici Ubuntu non mi piace e fai riferimento a xorg e moduli del kernel dubito che il pubblico neofita riesca a carpire le tue affermazioni.
    Cmq mi ripeto per l’n-esima volta, sono del tuo stesso pensiero GNU/Linux != ubuntu, e poi si sa le mode mica durano per sempre😀
    ciao

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...