L’arte di fare politica anche dove non serve

Ancora una volta oggi ho letto il post di una persona che non cito nemmeno per non dargli pubblicità (non merita) che ha letto il mio post sull’ubuntite e gli ha dato un’altra interpretazione, ha fatto un suo articolo di “risposta” e poi al seguito una valanga di commenti a favore. Secondo me nelle scuole italiane i corsi e le lezioni di italiano servono a ben poco considerati i risultati disastrosi di chi non è nennemo capace di leggere e capire cosa uno ha scritto fino in fondo.
È un po’ come fare politica. Si è capaci di far dire giusto il contrario di quello che uno aveva scritto solo per inserire un articolo nuovo nel proprio blog, farsi lasciare un po’ di commenti e visite su un argomento “in” e farsi un po’ sentire in giro. Oppure quello di considerare solo alcuni pezzi anzicché l’integrità dell’articolo alterando quindi la percezione dello stesso nella sua interezza. Quanto sono bravi questi scrittori di blog. Un oscar a tutti.

Joseph: “Io non posso avere un blog”

Cosa vuol dire avere un blog?

… Non lo so. Sono confuso. La parola stessa mi mette in crisi: B-L-O-G.

Qualche giorno fa ho letto da qualche parte su internet (non ricordo dove) che scrivere su un blog è teraupetico. Solo per questa affermazione mi potrei trascinare in una lunga riflessione personale.

Ma cos’è un blog? Un diario personale? Un oggetto di culto? Una perdita di tempo dell’epoca moderna? Un tentativo acido e andato a male di socializzare con il mondo intero e poi di non riuscire a parlare coi propri genitori? Di non avere le proprie idee chiare? Di sentirsi soffocare dai propri limiti che si accettuano senza riuscire a superarli?

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Ubuntite: ecco la verità

Chi avrà letto il mio post originario sulla «Ubuntite»? Beh pare molte persone. Le statistiche parlano chiaro e per chi non ha accesso alle statistiche, basta vedere il numero di commenti. Alla data attuale ben 49, compresi i miei. Sapevo che il post avrebbe «scatenato» un po’ di reazioni, ma non me ne aspettavo di certo tante. Il senso di quello che ho scritto si è indubbiamente perso. Vediamo di capire il perché e spieghiamolo in 3 parole, così la sintesi illustrerà il pensiero. Continua a leggere